CRISTINA BALMA-TIVOLA

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Categoria: arte

Facendo Altro, Palazzo Barolo (Torino)

Fotografia, scultura, pittura, video e installazioni sono i contenuti della mostra “Facendo altro” ospitata negli spazi espositivi del Polo delle Arti Relazionali e Irregolari – Pari – di Palazzo Barolo e Housing Giulia, dall’11 maggio al 16 giugno 2019, nell’ambito della rassegna “Singolare Plurale”, nata dalla lunga collaborazione fra Città di Torino e l’Opera Barolo per la promozione di iniziative culturali e progetti di ricerca che abbiano al centro le arti intese come motore di cambiamento, crescita personale, salute pubblica e welfare culturale e di comunità.

Nei grandi saloni del Polo delle Arti Relazionali e Irregolari sono presentati aspetti inediti o poco conosciuti di donne e uomini che conducono o hanno condotto pratiche artistiche parallele (talvolta convergenti) all’attività professionale ufficiale attraverso un’indagine antropologica, filosofica, psicologica e artistica. L’arte come necessità ineluttabile, prerogativa riconosciuta a outsider e irregolari, persone talvolta con disagi conclamati di vario genere, è invece un argomento poco esplorato rispetto a persone che conducono vite “normali e funzionanti”.

“Facendo altro” – curata da Tea Taramino, Gianluigi Mangiapane e Cristina Balma Tivola – è un’iniziativa intergenerazionale che vede direttamente coinvolti molti professionisti, della cultura ufficiale e del mondo del lavoro, anche in veste di insospettabili artisti ever green, tra questi un ultracentenario tutt’ora attivo. L’ingresso è gratuito.

L’esposizione si snoda in due location: Palazzo Barolo con ingresso da via Corte d’Appello 20, Bottega del Sarto, via Giulio 27. Negli spazi dell’Housing Giulia, in via Francesco Cigna 14/L, si potrà assistere a una performance di poesia.

Fanno parte della rassegna “Singolare Plurale”: la mostra “Facendo altro”, i laboratori, le visite guidate, le presentazione di libri, le performance, i seminari e gli incontri sulle relazioni fra arte e società, arte e scienza, arte e salute con il contributo di esperti di diverse discipline. Tra i tanti appuntamenti in programma e disponibili sul sito web www.facendoaltro.it, giovedì 6 giugno dalle 9,00 alle 13.30, nel Salone d’Onore a Palazzo Barolo, si terrà il convegno “Creatività, arte del vivere” a cura dell’International Association for Art and Psychology (IAAP), Sezione piemontese.

PERCORSO ESPOSITIVO

Il percorso espositivo da Palazzo Barolo continua all’interno della bottega del Sarto Pittore e offre al visitatore uno spaccato storico, a volte visionario, di strategie creative, sociali e personali, attivate dal desiderio di andare oltre la condizione lavorativa, umile o elevata che sia, alla ricerca della bellezza e della comunicazione. Energie e resilienze, di donne e uomini, una straordinaria testimonianza di capacità di azione e immaginazione che attraversa un secolo circa.

Al piano terra di Palazzo Barolo, negli appartamenti affrescati dal Legnanino, la sezione fotografica si apre con una visIone del mondo contadino, Langhe inizio secolo, con gli scatti del postino fotografo Lorenzo Foglio e gli odierni frammenti di natura da intravvedere nelle macchine per la visione di Fiorenzo Rosso, risicoltore artista.

Il mondo delle lotte dei lavoratori degli anni ’70/80 è rappresentato da Raffaele Santomauro, operaio fotografo, con immagini in bianco e nero e da Pietro Perotti, operaio videomaker, con sequenze video da manifestazioni.

Le foto urbane e metafisiche di Tilde Giani Gallino mostrano il lato psicologico della fotografia, mentre la documentazione del progetto L’arte di Fare la differenza, sul lavoro fra artisti emergenti e artisti dei centri diurni, è di Ivo Martin, impiegato pubblico nei servizi sociali e fotografo.

Nei vasti meandri delle Cantine – in un percorso che si snoda fra labirintiche architetture sotterranee e diversi media artistici – si possono vedere le trasfigurazioni informatiche della fotografia di Fausto Manara, psichiatra, gli ambienti di Monica Lo Cascio, dirigente welfare e le cianotipie di Beppe Melchiorre counselor, una slide show con ironiche elaborazioni grafiche in 3D dello scienziato Tullio Regge. Un accostamento fra differenti astrazioni pittoriche, materiche o gestuali di Piero Ferroglia, artista e commerciante, di Giovanni Mangiacapra, ex impiegato ASL e di Teresio Polastro, disegnatore tecnico. Seguono i giochi di colore in movimenti creativi in analisi di Daniela Gariglio, micropsicoanalista, le composizioni concettuali di Andrea Cordero, curatore ex insegnante e quelle di riciclo giocoso di Guido Gulino, ex dirigente pubblico.

Immersive le opere dell’artista, ex psicanalista Julien Friedler o l’installazione del giornalista gallerista Silvano Costanzo. Suggeriscono complessi percorsi, dello sguardo e della mente, sia le sculture policrome del restauratore scultore Fabrizio Roccatello sia le analisi pittoriche della forma e del colore di Francesco De Bartolomeis, emerito docente di pedagogia e pittore, e di Pino Chiezzi, ingegnere pittore.

I manifesti e i fumetti politici, del ferroviere disegnatore Carlo Minoli, ci riportano a storie vere, mentre i personaggi da Mondo Babonzo: il Museo delle Creature Immaginarie – ideati da Altan e Stefano Benni con Pietro Perotti – come le marionette della tradizione slovacca di Maja Strakova, psicologa, ci trasportano in modi fantastici dove l’immaginazione vive di rispetto per l’ambiente, di curiosità e di empatia.

Figure dalle diverse sfumature simboliche sono le pitture di Saro Puma, ex infermiere, i disegni di Maresa Pagura, educatrice e di Giuliana Ravaschietto, insegnante, mentre le pitture del sarto Antonio Corapi mostrano gallerie di vita, di corpi, di donne, di uomini, di Santi. Giuseppe Iacopetta, barbiere artista, con le sculture in cartapesta ci parla di mani che sanno dar forma alle idee. Un doppio segno, invece, esprime la collaborazione fra Roberta Di Chiara e Claudio Lia, curatrice e pittore, agenti di polizia.

Uno staff del progetto Condurre, un gruppo eterogeneo di persone con disabilità e disagio psichico, studenti, volontari dell’associazione Volo2006 e del Servizio Civile, collabora alla riuscita dell’evento come assistenti di sala e mediatori culturali.

E’ un’iniziativa pilota, ideata dalle associazioni Artenne e Forme in bilico, nata dalla collaborazione con il Gruppo formazione lavoro dell’Asl Città di Torino, e la cooperativa sociale Chronos, che coinvolge persone con fragilità, volontari di ogni età e giovani studenti in un percorso di apprendimento, inclusivo e monitorato, che consente loro di sperimentare nuove opportunità di accessibilità e formazione al lavoro come assistenti di sala, aiutanti per i laboratori e guide per il pubblico. Palazzo Barolo, edificio del Seicento, è un luogo ideale sotto il profilo educativo poiché offre la possibilità di un approccio diretto alla cultura artistica attraverso la collaborazione alla realizzazione dei numerosi eventi che vi sono ospitati e l’accessibilità dei diversi spazi, grazie alla mancanza di barriere architettoniche.

La rassegna Singolare e Plurale, progetto della Città di Torino e Opera Barolo, curata da Artenne e Forme in bilico con il sostegno di Fondazione CRT, è un’opportunità per non perdere il filo di quanto avviene in città, in regione, in Italia e nel mondo, per mantenere attiva l’ampia rete costruita, nel tempo, fra Comune di Torino, Opera Barolo, scuola, università, fondazioni, dipartimenti educazione dei musei, associazioni e cooperative sociali.

E’ un progetto che fa emergere e valorizzare le qualità nascoste dell’espressione artistica e culturale prodotta da minoranze sociali con fragilità e senza voce autonoma – persone con disabilità, anziani, pazienti psichiatrici- dando impulso alla costruzione di un welfare di comunità attraverso la continuità delle occasioni di cittadinanza attiva e di inclusione sociale per le persone a rischio di emarginazione.

 

PER INFORMAZIONI

www.facendoaltro.it – facendoaltro@gmail.com

PER ISCRIZIONI A VISITE GUIDATE E LABORATORI

www.artenne.it – artenne.artenne@gmail.com – https://forms.gle/84fFvUDaVPuzxMFu5

SEDI E ORARI

Palazzo Barolo, ingresso via Corte d’Appello 20

mercoledì | giovedì | venerdì: 10 -12.30 ; 15 -17.30; sabato | domenica: 15 -18. 30 – (www.operabarolo.it)

Bottega del Sarto Pittore, via Giulio 27

mercoledì | giovedì | venerdì: 10 -12; 16-17

Housing Giulia, via Francesco Cigna, 14/L – (www.housinggiulia.it)

vedi il programma degli eventi sul sito.

EVENTI IN COLLABORAZIONE: Città di Torino Divisione Servizi Sociali Servizio Disabilità: InGenio e Laboratorio La Galleria, Centro Arte Singolare e Plurale; La Rete In Movimento – Città Sane; Opera Barolo; MUSLI – Museo della Scuola e del Libro per l’Infanzia – Fondazione Tancredi di Barolo; Università degli Studi di Torino; ASL Città di Torino; gruppo di ricerca Making Sense; Accademia Albertina di Belle Arti di Torino; Primo Liceo Artistico di Torino; Centro Arti Terapie Lecco; Associazioni: Artenne, Fermata d’autobus Onlus, Forme in bilico, Futurino, International Association for Art and Psychology” (IAAP) sez. torinese, Legal@rte, Linea d’acqua, Outsider, Passages, Tactile Vision, Ulisse e Volonwrite, Volo2006 di Torino, Giulia Falletti di Barolo, Barolo (CN), Spirit of Boz/Julien Friedler di Bruxelles, MY@VY Italia / Slovacchia; Cooperative Sociali: ArtePura / Chronos / Consorzio RISO, Esserci e Accomazzi, P.G. Frassati e Nuova Vita di Torrazza P.te (To); Impresa Sociale Co-abitare di Torino; Fondazioni: Medicina a Misura di Donna e Fitzcarraldo di Torino, Bottari Lattes di Monforte d’Alba (CN).


Kintsugi (riparare con l’oro)

Il kintsugi(金継ぎ), o kintsukuroi (金繕い), letteralmente “riparare con l’oro”, è una pratica giapponese che consiste nell’utilizzo di oro o argento liquido per la riparazione di oggetti in ceramica.

Ogni ceramica riparata presenta un diverso intreccio
di linee dorate unico e irripetibile, per via della casualità
con cui la ceramica può frantumarsi.
La pratica intende inoltre trasmettere il concetto filosofico che quando qualcosa ha subito una ferita e ha una storia, diventa più bello.
(grazie a Chiara Merlo per la segnalazione)

 


Stanza 406 – un’esperienza erotica al Museo Reina Sofia

Se dovessi vivere in questa città, verrei qui ogni giorno alle 19.00, quando cominciano le due ore quotidiane di apertura gratuita, e ogni sera la dedicherei a visitare una singola sala del museo. Troppo pesante vederle una dopo l’altra, in continuità: la mia mente sovrastimolata necessita riposo.

E i miei sensi… Quelli si sono persi nella stanza 406.

Cammino con il passo da museo di cui parla Banksy. Fatico a stare dietro alle opere – decisamente troppe perché non diventino un assordante rumore visivo. Quel poco che attrae la mia già dispersa attenzione è soffocato da targhette, parole, immagini, e dal vociare, muoversi, correre di persone sguaiate intorno, lì presenti per poter dire d’esserci state.

Finché giungo alla stanza 406, dove dipinti densi e materici di grandi dimensioni in bianco e nero sembrano precipitare il mio sentire di questi giorni e farmi indugiare nel goderne compulsivamente.

Non c’è nessuno.

Nel silenzio e nella solitudine mi fermo davanti alla prima, N. 179 di Luis Feito.

Così ampia da contenere le mie braccia aperte. Così eruttiva, con il colore che esce dalla superficie piatta per venire verso di me.

Ammaliata, blandita, abbracciata, vi cado dentro e mi lascio risucchiare e metabolizzare mentre sento un fluido caldo attraversarmi il corpo e finire tra le gambe.

Un uomo sul quale io mi distendo, che quando si sposta e mi passa sopra mi ingloba del tutto dentro di sé. Un corpo in cui entrare, e riposare.

Non mi riesco a staccare, ma come amanti che ti allungano la mano e porgono il braccio per chiamarti a sé, le altre opere della sala mi cercano e libertina qual sono mi lascio persuadere.

Superposición de materia gris di Antoni Tapies reclama attenzione ed eccita il mio tatto per la sua freddezza.

Non posso, ma vorrei così intensamente toccare la superficie del cemento, percorrere con il palmo della mano le sue scanalature e le sue imperfezioni, infilare le dita voluttuosamente nei suoi buchi – mentre mi chiedo se il calore del mio gesto potrebbe farlo sciogliere, renderlo nuovamente liquido.

Cuadro e Cuadro 1957 di Manuel Millares intercettano il mio desiderio – perversi e astuti. Ho notato l’occhiata d’intesa che si sono lanciati, ma fingo di non aver visto nulla. Voglio farmi sedurre, sto al gioco.

L’uno si manifesta con cicatrici sottocutanee che mi fanno venire voglia di annusarle e leccarle mentre le percorro con le dita, l’altro stimola la mia mente e mi richiama il bondage – la sensazione della corda sulla pelle, dei nodi, dei legacci che quando vengo sciolta mi abbandonano lasciandomi strisce rosse come di una medusa nella carne chiara.

Dio, quale piacere!

Estructura Espacial (Spatial Structure), Manuel Rivera, 1958

La stoccata me la dà Estructura Espacial di Manuel Rivera, una griglia-gabbia in cui intenzionalmente entrerei, lascerei che il mio corpo si perdesse, mi aggrapperei nuda per farmi guardare, baciare e scopare.

Una griglia eccitante in fil di ferro, con – ben nascosti – nodi e spuntoni che si manifestano a tradimento.

Un lieve masochismo – o meglio: un dolore da esperire solo sino a quel limite prima e dopo il quale è dolore, ma che in quel punto, quel solo punto, coincide con un estremo piacere.


Erika Iris Simmons: pentagrammi che diventano ritratti

Nella mia ricerca di cose belle con le quali riempirmi gli occhi, oggi incontro e vi presento Erika Iris Simmons, conosciuta altrimenti con lo pseudonimo di iri5.

Il suo lavoro si esprime con la trasformazione di oggetti inutilizzati in sculture dotate di nuova vita, così come in collage – ed è di questi ultimi che oggi vi presento due serie a partire entramba dall’ispirazione musicale.

Lasciatevi incantare 🙂


Collage da spartiti

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Ghost in the Machine

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Il mondo incantato di Johan Thörnkvist

Johan Thörnkvist, che ci dona mondi immaginari tra disegno e fotografia.

MotorbåtMotorbåt

CitronerCitroner

ParklekParklek

TrappenTrappen

ÖlenÖlen

BadkaretBadkaret

SundetSundet

Åka bilÅka bil
Drottninggatan


Cecilia Paredes e il mimetismo floreale

Cecilia Paredes è un’artista peruviana che lavora sul mimetismo del suo corpo con lo sfondo circostante, utilizzando scenografie, trucco e fotografia per rendere la magia della rappresentazione di sé in una tridimensionalità floreale di rara bellezza.

Cecilia-Paredes photography

Cecilia-Paredes photography

TAA

Ecco, io adesso voglio solo fare cose così per i mesi a venire. Sono stufa di parole, problemi di soldi, discorsi sul lavoro che non c’è e sostanziale vacuità di qualsiasi cosa si faccia – mentre il tempo passa e la vita vera continuo a posticiparla nell’attesa di cosa?… In fin dei conti si può vivere con molto poco, specie se non hai aperto mutui, non hai messo al mondo figli e di fatto non ci tieni troppo alla vita – o almeno il tuo ideale non è questo.

E’ per tale insofferenza che scrivo sempre meno e sempre più malvolentieri. Ché io la risposta a questa domanda me la sono data, e non è più quella di combattere nelle fila di chi si oppone. E ci sono dei momenti in cui smetto di parlare ma non di vivere: persa nei miei pensieri e nelle mie cose, io sto pure bene. Sssshhhhh! 😉

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Huang Yongfu: Rainbow Family Village

Il Rainbow Family Village è un piccolo villaggio che si trova a Taichung, in Taiwan, completamente dipinto come se fosse un enorme murales. Pare che l’autore di questo imponente lavoro sia Huang Yongfu, un artista originario di Hong Kong, che – quando andò in pensione – dipinse l’allora grigio villaggio in rosso, blu, giallo e soggetti in stile fumetto.
La ragione per la quale fece ciò rimane oscura: alcuni sostengono la mera finalità estertica – rendere il villaggio un luogo bello e piacevole – altri vi vedono un tentativo estremo di sottrarlo alla speculazione edilizia che l’avrebbe altrimenti abbattuto per la costruzione di nuovi edifici. Qualora fosse la seconda cosa, al momento ce l’ha fatta, visto che il villaggio è divenuto un’attrazione turistica a livello internazionale.