CRISTINA BALMA-TIVOLA

KRI "muovere [k] liberamente [ri]" | STI "stare [s] in moto [ti]" | NA "effetto [ā] del soffio vitale delle acque [n]"

CRISTINA BALMA-TIVOLA

VIDEOS

* (2003) Identità culturale
(a soggetto, DVD/MiniDV, 9’, Italia)

Il tema dell’identità culturale è oggi al centro delle riflessioni in diversi ambiti della ricerca sociale. In un mondo in corso di globalizzazione economica e culturale, in cui gli stessi ricercatori sociali si trovano su interpretazioni distanti, si sentono frequentemente nazioni, comunità, popolazioni rivendicare il diritto alla propria identità etnica e culturale, si vedono simboli, abitudini e valori accorpati per distinguere certi gruppi da altri, si cercano origini e legami col territorio che giustifichino la purezza di una ‘stirpe’.
Ma la concezione dell’identità culturale di un popolo come qualcosa di puro e originario viene smentita dalla nostra vita quotidiana. Ralph Linton, ne Lo studio dell’uomo, lo affermava chiaramente, descrivendo l’uomo ‘occidentale’ alle prese – nel corso di una giornata qualunque – con oggetti e attività di derivazione di culture differenti e dimostrando come nelle società complesse contemporanee le nostre identità sono frutto di secoli di mescolanze di lingue, costumi, fedi religiose, politiche, arti espressive ed estetiche, quando non più semplicemente adozione dall’esterno di oggetti d’uso comune.

* (1999) Almateatro. Il teatro delle donne migranti e native
(doc., Betacam, 35’, Italia)

Nell’ottobre del 1993 viene aperto presso il Centro Interculturale Alma Mater di Torino un laboratorio teatrale, guidato da due registe italiane, nel quale donne immigrate e native possono entrare in relazione attraverso il gioco/lavoro del teatro. Questo gruppo allestisce rapidamente un’azione scenica a partire dal vissuto quotidiano delle partecipanti e da qui un primo spettacolo sul mondo interiore, le motivazioni ed i bisogni che spingono le nuove migranti in Italia. Negli anni successivi, con la media di un allestimento all’anno, Almateatro diventa una compagnia più stabile, malgrado sia caratterizzata dall’andare e venire delle sue componenti; rappresenta i suoi spettacoli in tutta Italia e mantiene la sua vocazione di progetto con un laboratorio continuo aperto.
In Almateatro. Il teatro delle donne migranti e native sulle immagini dei laboratori ed i brani degli spettacoli, si esprimono e confrontano le voci delle protagoniste, per restituire i diversi aspetti di un’esperienza unica sia nella sua essenza che nella sua realizzazione. Nato come sintesi di materiali raccolti in due anni, il documentario vuole essere non solo il riepilogo, l’illustrazione e la descrizione di una esperienza, così come è nata e si è sviluppata nel tempo, ma anche un testo antropologico in video che isola e mette a fuoco, senza bisogno di una voce narrante, gli elementi caratterizzanti questa stessa esperienza e i modi in cui è stata vissuta da coloro che ne hanno fatto parte.

* (1999) Righibé in Toscana
(doc., DiViCam, 25’, Italia)

La compagnia teatrale interculturale AlmaTeatro viene seguita in tournee un giorno in cui deve presentare lo spettacolo Righibé nella piazza principale di un paesino della campagna senese. Alle attrici che giungono da Torino si uniscono le ex-attrici di Almateatro che ora la vita ha portato a risiedere in Toscana. Sono necessari aggiustamenti nel copione per reinserirle, così come, tutte insieme, le donne devono provare e verificare tempi, gesti, battute.
Questa giornata è l’occasione per osservare da vicino il dietro le quinte del lavoro di una compagnia teatrale. La partecipazione affettiva delle attrici alla realizzazione del lavoro testimonia la sua produzione in un clima ‘famigliare’, in cui il rispetto per il reciproco lavoro passa attraverso il dialogo e lo scambio continuo regista-attrice ed attrice-attrice registrato dalla videocamera.

* (1999) Berndt Museum of Anthropology
(doc., DiViCam, 15’, Australia/Italia)

Il video illustra, sulle parole dell’intervista al Prof. John Stanton curatore del Berndt Museum of Anthropology (Australia), le scelte espositive del museo, che non intendono solo mostrare oggetti e prodotti artistici delle popolazioni aborigene del Kimberley e dell’Arnhem Land, ma anche spiegare le modalità della loro produzione e i rimandi di significazione ad altri ordini della realtà sociale in cui tali opera sono prodotte e fruite.