CRISTINA BALMA-TIVOLA

KRI "muovere [k] liberamente [ri]" | STI "stare [s] in moto [ti]" | NA "effetto [ā] del soffio vitale delle acque [n]"

CRISTINA BALMA-TIVOLA

We cannot *not* change the world

 

“Noi non possiamo non cambiare il mondo” – questo lo slogan di un sito web di un’amica che da anni raccoglie progetti reali e virtuali a livello mondiale che mirano a cambiare il pianeta secondo una maggiore attenzione all’ambiente e alle energie pulite, alle relazioni umane solidali, alla partecipazione politica di comunità, all’educazione diffusa e via dicendo. La semplice premessa è che qualsiasi nostra azione e qualsiasi evento ci accada (o azione altrui, o evento che accade ai nostri simili) ha effetti sugli altri – che possono essere a catena o a cascata – ma sempre modifica le cose/persone/situazioni intorno dando loro nuove direzioni.

 

Senza scomodare il principio di Heisenberg, la dipendenza sensibile alle condizioni iniziali di Lorenz e l’intera teoria del caos, mi è tornato in mente quello slogan nel momento in cui l’altra sera ho ringraziato una persona per un grande favore che mi fece vent’anni orsono, quando – aggredita verbalmente e senza ragione da uno sconosciuto – non me ne riuscii a liberare da sola, e mi rifugiai nel pianto e nella paura per ciò che mi stava accadendo (niente di grave, in realtà, ma se uno è vulnerabile per altre ragioni può non essere in grado di reagire). Questa persona che impedì all’altra di continuare, la allontanò e stette con me finché non mi calmai, era un ragazzo all’epoca poco più grande di me e l’ho ritrovata recentemente. L’altra sera parlavo appunto con lui, che non ricordava quasi nulla dell’episodio, né chi io fossi. Scherzando gli ho detto “si vede che fare gesti gentili ti viene così abituale che quando capita non ne serbi memoria”. Poi ci ho pensato sopra sul serio.

 

Le azioni negative che facciamo o che subiamo rimangono impresse nella nostra memoria – le riviviamo con compiacimento se siamo esseri perversi che appunto godono sadicamente del dolore che arrecano, con senso di colpa se invece quella non è la nostra natura ma è stato un momento di stupidità, insensibilità, debolezza. Quelle positive si dimenticano – a mia volta cado dalle nuvole quando mi si fa presente qualcosa di buono che avrei fatto per qualcuno in passato. Ciò che siamo è il risultato di forze diverse, alcune che abbiamo imitato, altre verso le quali ci siamo opposti. Siamo un immenso caos di casualità che sono precipitate – si sono catalizzate – nella nostra identità.

A volte sento l’istinto, il puro istinto, di ringraziare chi mi ha rivolto gesti positivi, che mi hanno resa a mia volta una persona attenta a guardare agli altri con sensibilità e affetto, piuttosto che quelli che mi hanno fatto del male cui mi sono dovuta opporre per poi andare a costruire la mia persona. Anche questi hanno contribuito a rendermi ciò che sono, ma talvolta avrei preferito non fosse andata così.

“We cannot not change the world”. Il male porta sempre sicuramente male, se non altro perché richiede energie per opporvisi. Sul bene c’è maggiore possibilità di un ragionevole dubbio. Chi decide in cosa consista l’uno o l’altro per noi e gli altri siamo solo noi e l’interlocutore/interlocutrice che di volta in volta ci è accanto. Cui noi potremmo rimanere, di nuovo nel bene o nel male, nella memoria – anche per vent’anni…