CRISTINA BALMA-TIVOLA

KRI "muovere [k] liberamente [ri]" | STI "stare [s] in moto [ti]" | NA "effetto [ā] del soffio vitale delle acque [n]"

Poesie (non solo) erotiche di Ana María Rodas

Poetessa guatemalteca nata nel 1937, la sua prima pubblicazione è Poemas de la izquierda erótica nel 1973, cui seguono Cuatro esquinas del juego de una muneca nel 1975, El fin de los mitos y los suenos nel 1984 e – dopo un decennio di silenzio, sequestri e sparizioni in cui ella stessa nel prologo scriverà che le “si
presentavano tre opzioni ugualmente spaventose: encierro, entierro o destierro (reclusione, sepoltura o esilio)”
La insurrección de Mariana nel 1993.

Svolge attività di giornalista e docente presso l’Università di Rafael
Landívar e Francisco Marroquín. Ha partecipato alle lotte per i diritti
umani e civili in un Guatemala, oggi formalmente democratico, ma dove la
violenza, specie sulle donne, è ancora ben presente.

Ieri ho ricevuto da un’amica il testo di una poesia di Ana María Rodas. In rete ne ho trovate altre due che m’hanno fatto traboccare l’anima – condivido il tutto con voi.

Te, ti terrorizza

parlare di queste cose.

Le senti, certo, ma ti rodono solo dentro.

Perché come dire “io desidero”?

-noi donne non desideriamo

ci limitiamo a fare figli-

Come puoi chiedere al tuo sposo

che ti lecchi e ti monti

-questo non l’hai imparato a scuola-

E quando lui raggiunge il suo orgasmo egoista

non puoi gridargli

non sono venuta.

Né puoi masturbarti

o trovarti un amante.

Per una donna questo non va bene.

Da Poemas de la izquierda erótica

*****

Guarda:

con queste mani giocavo con le bambole

e gioco a far la donna.

Le uso per mangiare o denudarmi.

Per stringerti

con passione e tenerezza

i testicoli

-due mondi di mistero-

i tuoi peli e il tuo silenzio.

Ma me ne servo pure

per cavarti gli occhi

per straziare la tua carne

e procurarti profonde cicatrici

nel cervello.

Da Poemas de la izquierda erótica

*****

Padri Creatori di ogni illusione vivente,

agonizzando fra i canoni che voialtri inventaste

e l’umano

scelse mio padre, padre di carne e ossa

di evadere dal Vostro Regno allucinante

in dieci anni di angoscia e alcol.

E qualche tempo dopo

colei che mi partorì all’alba

ingoiò una compressa dall’odore di mandorla.

Io sono quel che resta di questo paio di cadaveri reali

di quella coppia

che trovò l’uscita

per sfuggire alle zannate di quei cani

che voi ammaestrate.

Ma io non muoio la morte che avete decretato

ai disubbidienti

né vivrò l’inganno di annichilirmi per essere qualcuno.

Mi hanno già tanto morso i vostri cani

che ho smesso di temerli.

Vivrò la mia vita semplice fuori del Vostro Mondo.

Da ‘La mia malagrazia
in La insurrección de Mariana