CRISTINA BALMA-TIVOLA

KRI "muovere [k] liberamente [ri]" | STI "stare [s] in moto [ti]" | NA "effetto [ā] del soffio vitale delle acque [n]"

CRISTINA BALMA-TIVOLA

PressPlay + Kessler’s Circus

Kessler’s Circus (2009)
In questi giorni sto seguendo un workshop presso la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino sul rapporto tra arte e informazione a partire dalla concomitante mostra Press Play (fino al 13 maggio 2012) che indaga il rapporto tra i due elementi suddetti e tutta una serie di questioni collaterali dal livello macro delle annose questioni “cos’è arte | cosa non lo è? | qual è la sua funzione?” al livello micro (si fa per dire) di questioni parallele che meglio permettono di comprendere quella relazione.
Ovvero:
– quale rapporto tra realtà, finzione, filtri, mediazioni?
– quale valore per la testimonianza diretta? è sempre competente per raccontare e interpretare l’evento?
– quali effetti collaterali dell’uso dell’immagine? Ché talvolta rinforzano il messaggio e provocano emulazione
– qual è la finalità del lavoro di riflessione sul reale? comunicare l’evento? riflettervi sopra (e promuovere eventualmente un cambiamento)? il rapporto tra queste due variabili è articolato su diversi livelli e questioni con vari gradi di complessità e di possibili scelte
– cosa significa documentare l’evento? informare? riflettere su? interpretare?
– rispetto al tempo, questo è immediato (evento-notizia) o passa un certo intervallo dall’evento alla comunicazione relativa?
– il concetto di ‘reale’ si contrappone da una parte a ‘virtuale’ e dall’altra a ‘fittizio’: in che modo e quali possibili rapporti intrattengono questi due utimi concetti tra loro?
– qual è, in tutto questo discorso, il ruolo della memoria?
Il rapporto tra realtà, informazione e rappresentazione artistica negli ultimi decenni presenta alcune caratteristiche che possono offrire un contesto per l’articolazione degli interrogativi suddetti. Intanto gli attori sociali coinvolti – ovvero giornalisti da una parte e artisti dal’altra – condividono il medesimo spazio sia in termini di contenuti (eventi/dati del reale), sia in temrini di strumenti di documentazione/espressione. Essi sono parimenti immersi nella medesima sfera comunicativa sia come spettatori che come produttori di materiali.
Il loro campo, inoltre, oggigiorno è insidiato sempre più da persone che tradizionalmente non avrebbero la competenza per esprimere il proprio punto di vista ma che fortuitamente si troano esposti all’evento reale e dotati dei mezzi di registrazione e comunicazione del medesimo: sono questi i cittadini comuni del pianeta globale contemporaneo, che danno luogo a quel fenomeno denominato crowdsourcing o citizen journalism. Coloro che tradizionalmente, con strumenti rudimentali, producevano materiali verbali, visivi e sonori per un piccolo gruppo di persone (ad es. i propri famigliari) ora può andare oltre questo pubblico ristretto e fare ciò in tempo reale. Questi nuovi soggetti stanno sostituendo completamente quelli che in passato erano gli ‘inviati’.
La conseguenza di tutto ciò è l’enfatizzazione della soggettività sia a livello di produzione che di fruizione della comunicazione. Si verifica un’insistenza sul protagonismo individuale e sulla partecipazione in prima persona e sempre più frequenti sono le modalità di interazione e di feedback alla notizia con un circuito di tipo circolare tra evento – rappresentazione – attori sociali. Ciò rientra ovviamente nelle prassi proprie della società dello spettacolo già identificate da Guy Debord.
Di converso, la realtà stessa sembra sempre più strutturarsi al fine della propria rappresentazione mediatica così che si dà già pronta per venire ripresa e trasmessa secondo ritmi e articolazione propri dello strumento che si utilizzerà per registrarla/trasmetterla e per il fine che si desidera promuovere. Ciò in particolar modo sembra essere vero per quanto riguarda il discorso politico.
Per un’antropologa l’intera mostra presenta casi dei quali – uno a uno – si potrebbe procedere a un’analisi della dimensione culturale tanto delle sue condizioni di produzione, quanto dei contenuti e delle forme proprie della rappresentazione, quanto infine del contesto di fruizione (forse farò questo in più testi nei prossimi giorni, ché gli stimoli sono davvero numerosi).