CRISTINA BALMA-TIVOLA

KRI "muovere [k] liberamente [ri]" | STI "stare [s] in moto [ti]" | NA "effetto [ā] del soffio vitale delle acque [n]"

CRISTINA BALMA-TIVOLA

L’ampiezza dell’oscillazione del pendolo

E così mi è stato detto che sono estrema. Ovvero che le oscillazioni del mio carattere, del mio comportamento, e del modo in cui vedo le cose sono estreme.

Non si tratta di fondamentalismo, ché quello è un’idiozia: il non darsi la possibilità di cambiare idea quando ne incontri una più funzionale alla tua vita sarebbe veramente da stupidi, e pertanto io mi concedo la possibilità di cambiare punto di vista.
‘Estrema’ nell’ampiezza delle oscillazioni che – anche nell’arco di un breve periodo di tempo – comportano l’equilibrio del sistema: quello sì, è stata una cosa di cui sono talvolta accusata (quasi ciò dovesse per forza avere una connotazione negativa).
Vero, lo riconosco. In un certo qual modo sono così. Non mi accontento di nulla, specie d’un quieto vivere nell’autoconservazione – come se l’essere felice non fosse una possibilità che possiamo provare e vivere anche continuativamente come esseri umani, e/o le cose buone fossero sempre di là da venire. Ok: quando?
Un po’ di autoconservazione sì, ci sta, anche solo per essere pronti a ricevere cose positive in futuro – quindi se siamo in salute, ricettivi e aperti magari le incrociamo e ci possono rendere felici. Ma personalmente non vado oltre il minimo sindacale.

E contemporaneamente viro sull’intensità di contro alla mediocrità.

 

La vita per me è un continuo bilanciamento di opposti, così come il mio carattere e il modo in cui vedo i rapporti. Ma per ciascuno di noi l’oscillazione tra la felicità e il dolore può avere ampiezze diverse. Per me sono molto ampie. In questo sono ‘estrema’: compassionevole verso le fragilità altrui quanto chirurgica nel dolore che provoco di risposta ai torti che oltre un certo (invero molto ampio) limite subisco; capace di estasi paradisiaca e di energie che cambiano in meglio la vita a chi ho intorno quanto di distruzione e autodistruzione quando invece sto male; dotata di pensieri e riflessioni intense quanto la mia forza per cui comunque non mi lascio alla fine sopraffare dalla rabbia o dal dolore che pur provo drammaticamente quando accadono.

Anche perché io, comunque, la sopravvivenza ce l’ho garantita se non altro dalla determinazione a essere felice, con tutte le mie forze e malgrado qualsiasi colpo avverso del destino. E, qualora non fosse, prima combatto con le unghie e con i denti per tentare il tutto per tutto e garantirmela, poi mando il tentativo a carte e quarantotto e pazienza!

 

“Potrei prescriverLe questo farmaco, annienta le emozioni e le ripercussioni sul corpo”; “Dovresti fare come me, vedi come sono calma? Quelle 7/8 canne al giorno e tutto è ok”. Ok, fottetevi entrambi, e anzi, fottetevi proprio tutti voi che vi anestetizzate dalla felicità e dal dolore, vivendo alla fine nella paura. Io sto con le mie oscillazioni e se non sopportate il mio peggio non siete degni del mio meglio (grazie, Marilyn).
Sono stata abbastanza vicina a perdere tutto da non accontentarmi più dei ‘così così’, dello stare ‘abbastanza bene’, del vivere senza essere né carne né pesce. E, certo, ho sviluppato un’arroganza e un’autostima inaudite. Così come l’attitudine a una buona e serena solitudine, perché ovunque intorno vedo che le soluzioni alla paura consistono nella mediocrità – quella in cui in tanti si ritrovano e campano ‘mediamente’ sereni. Buon per loro se riusciranno a non svegliarsi mai.

Ma quell’equilibrio che si genera dagli opposti, con questo mio agire, si sposta – sotto il segno della consapevolezza, di (ancora) una certa ingenuità e capacità di meravigliarsi, del calcolo dei rischi ma pure della volontà di superarli – sempre più verso un bilanciamento in positivo, più che sulla linea della neutralità. E questo è vivere, per me – qualcosa di infinitamente più appagante della mera sopravvivenza.
Sono persuasa d’essere in credito con la vita, ma contemporaneamente – per quanto assurdo possa sembrare provare contemporaneamente queste due sensazioni – se morissi ora mi sentirei in pari con il destino e non avrei rimpianti.
Chi altri può dire d’essere già così in pace, così in ‘equilibrio’?
Chi altro può dire d’essere già così felice sul serio?