CRISTINA BALMA-TIVOLA

KRI "muovere [k] liberamente [ri]" | STI "stare [s] in moto [ti]" | NA "effetto [ā] del soffio vitale delle acque [n]"

CRISTINA BALMA-TIVOLA

Un’introduzione a iconografia e figura della Santa Muerte

La Santa Muerte è una figura della religione popolare messicana equiparata a quella dei santi – mediatori tra l’essere umano e il divino.
Culto essenzialmente urbano, emerge nel quartiere di Tepito di Città del Messico – città ‘di frontiera’ dal quale nascono personaggi miseri ed estremi che spesso saliranno alla ribalta dello sport, dello spettacolo e anche del crimine messicani.
La sua iconografia e le sue peculiarità sono dovute al sincretismo di tre tradizioni:
1) culto della morte precolombiano,
2) concezioni occidentali mediovali e barocche della morte, e
3) elementi della religione Yoruba, pure diffusa sul posto, originaria di Nigeria e Benin.
Coloro che la venerano si dichiarano cristiani, e in particolare cattolici, mentre la Chiesa cattolica la interpreta in termini fortemente negativi, quindi sia non riconoscendola nel pantheon delle proprie figure sacre di riferimento, sia spingendosi talvolta a tentare di esorcizzarne (fallacemente) i suoi adepti.
La Santa Muerte si inserisce all’intero di un contesto culturale in cui il tema della morte è già fortemente presente nell’immaginario e nell’iconografia religiosa. Le sue origini non sono ancora state individuate, sebbene – almeno nell’ultimo secolo – vi siano numerose testimonianze dirette che sia stata venerata nelle case private e le informazioni su di lei – su come rivolgervisi, su cosa le si posse chiedere, su quali siano le sue peculiarità – siano state tramandate di donna in donna.
Personaggio benevolo, viene chiamato con dolcezza dai suoi fedeli con espressioni quali “La Niña Blanca” (la bambina bianca) o “La flaquita” (la magrolina) e le sue statue – nonostante il classico simbolismo della morte come la falce in pugno, una bilancia e/o un globo terrestre in mano e la sua generale aria sinistra – vestite e ornate con affetto nei colori rappresentativi di altrettante caratteristiche della sua figura o dei suoi poteri e ambiti di azione: nero, rosso, verde, bianco, giallo e dorato, argento, blu-celeste, viola. A seconda dei suoi diversi colori sarebbe invocata per un male specifico, o per risolvere un determinato problema. Per esempio: rosso per l’amore; verde per il lavoro o problemi giuridico-legali; giallo per i soldi, e così via.
Anche i suoi altari sono estremamente ricchi: oltre alla statua della Santa vestita e adornata anche con copricapi e collane, trovano posto bottiglie di liquori locali (birra, rum, mezcal), sigari/sigarette (anche accesi), cioccolato, ceri accesi (la luce deve sempre risplendere), incensi, fiori, e altre offerte votive.
Considerata dai suoi seguaci la figura intermedia più potente e più vicina a Dio, i più votati a essa sono criminali, deliquenti o, comunque, persone che conducano una vita pericolosa. Uno degli aspetti per il quale il governo messicano sembri si trovi più in difficoltà all’accettazione ufficiale e ‘formale’ di questa religione-culto riguarda l’appartenenza di singoli devoti, a volte anche importanti, ai narcos. Per cui, sembrerebbe quasi di dar loro anche un’accettazione e riconoscimento ufficiali del proprio stile di vita – cosa ovviamente inaccettabile.
Video e musiche presenti anche su YouTube vi confermano tale legame, per un culto del quale siamo assistendo alla strutturazione, alla dimensione pubblica, e al concretizzarsi di relazioni con il pre-esistenze da meno di 10 anni (tanto recente è infatti la sua visibilità pubblica, dovuta a una fedele che per prima, pochi anni orsono, esposte una statua della Santa Muerte a grandezza naturale sul balcone al pian terreno della propria casa a Tepito, rendendo quel luogo a metà tra pubblico e privato uno spazio sacro, e, di fatto, involontariamente emancipando il culto della Santa dalla relativa segretezza cui era stata sottoposta sino ad allora.