CRISTINA BALMA-TIVOLA

KRI "muovere [k] liberamente [ri]" | STI "stare [s] in moto [ti]" | NA "effetto [ā] del soffio vitale delle acque [n]"

CRISTINA BALMA-TIVOLA

Dear Mr President | Della violenza di questo stato, del suo modello disumano per la società, del nostro diritto di riprenderci la vita – e la morte – che vogliamo

Buongiorno a tutti/e,

questo è un pezzo serio – ogni tanto accade – perché ritengo che la violenza cui ormai siamo quotidiamente sottoposti dallo stato e dalle sue istituzioni è veleno per tutti noi.

Quella di ieri è stata l’ennesima violenza fisica sui suoi cittadini ad opera delle istituzioni di questo stato – stavolta nella figura del Presidente del consiglio.

Facile parlare così quando non sei stato vittima continua di concorsi truccati, cause per farti pagare lavori pur fatti a regola d’arte, competizioni inaudite per posti di lavoro dipendente che immancabilmente vedevi passare all’incompetente amico dell’amico, all’incompetente figlio del politico o del barone, all’incompetente cui si doveva un favore, all’incompetente che qualcun altro t’aveva indicato dovesse avere quel posto.

Facile.

Le conosce, il Presidente del consiglio, le spese, gli investimenti economici, di energie, di tempo, di impegno e i sacrifici fatti quotidianamente per anni nella speranza d’essere ripagati giustamente di tutto (come avverrebbe in qualsiasi sistema meritocratico) e mai avvenuti, i ‘no’ detti per onestà che ti ridicolizzavano agli occhi altrui o ti facevano ritenere pericolosa perché corretta in un paese a maggioranza di truffatori – e non perché lo si voglia tutti, ma perché i truffatori hanno preso il potere e lo gestiscono con la loro impostazione truffaldina, quindi sono gli onesti a doversi piegare per sopravvivere, imparando a tacere e guardare altrove.

Questa la soluzione per chi ha provato a costruirsi qualcosa – per chi paga mutui, mangia, nutre e veste i figli, paga le tasse di questo stato che non eroga in cambio neanche i servizi essenziali e mette a rischio quotidiano il posto di lavoro conquistato a suon di sputare su di sé e sulla propria integrità pur di sopravvivere. Che noia, vero, signor Presidente del consiglio?

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Sa, il Presidente del consiglio, cosa significa non aver mai potuto fare un progetto di vita – perché sarebbe stato da stupidi illusi sperare di concretizzarlo – quindi s’è fatto che non pensarlo: non ci si è fatti una famiglia, non si sono avuti figli, non si sono comprate case, non s’è mai comprato se non il minimo indispensabile per sopravvivere.

Non hanno e non hanno potuto: la vita delle persone oneste si declina in negativo.

Ha idea il Presidente del consiglio di cosa questo significhi?

Milioni di italiani – questi poveri disgraziati come me, onesti, bravi e impegnati seriamente nel loro lavoro – hanno capito che vi sono solo tre possibilità di reazione:

  • diventare delinquenti, entrare in dimensioni servili, stare dentro ricatti, fare finta di niente e uniformarsi al malcostume che spopola e viene premiato in questa società e soprattutto in ciò che vedono quotidianamente arrivare come modello dal mondo della politica e dalle decisioni delle sue istituzioni
  • andare all’estero, dove in effetti, chissà perché, gli italiani sono tanto apprezzati e vedono il riconoscimento del loro impegno (già: chissà perché?)
  • farsi una tana, lontano delle vostre parole, cercando spazi a parte da quelli istituzionali, sperimentando tutte le possibili autogestioni e tentando di tornare a relazioni umane, pulite, solidali, senza denaro così come gli stessi soggetti che attuano questa strategia – e ciò che Le sto per dire è durissimo, sig. Presidente del consiglio – se ne fregano anche di durare a lungo, tanto, su queste premesse, il domani non lo vedranno.

Per questi ultimi tutto è diventato oggi, tutto è diventato presente, tutto è calibrato sull’istante. E ci riusciamo, e siamo anche felici – malgrado i tentativi della vostra politica e dei vostri interessi di farci languire in una condizione di non-vita, di stato vegetativo e soprattutto di farci sentire colpevoli del nostro fallimento esistenziale.

Non lo siamo.

E non saremo vostri complici nel farcelo credere.

Noi siamo umani, malgrado voi. E di fronte all’agonia cui ci state condannando per depredarci e prendere da noi per i vostri interessi – succhiandoci la nostra stessa vita fino all’osso e condannandoci a una (morte in) vita sempre più dolorosa finché dura noi possiamo almeno riprenderci per breve tempo la libertà di vivere come vogliamo.
E di morirne quando e come vorremo.

NO: NON CI AVRETE MAI COME VOLETE VOI.