CRISTINA BALMA-TIVOLA

KRI "muovere [k] liberamente [ri]" | STI "stare [s] in moto [ti]" | NA "effetto [ā] del soffio vitale delle acque [n]"

CRISTINA BALMA-TIVOLA

Al di là della mia capacità di comprensione (e accettazione)

Anni orsono frequentai un corso all’estero ed ebbi, tra i miei compagni di studio, un antropologo israeliano mio coetano, il quale – già impiegato presso un’università australiana – ivi viveva con la moglie anch’ella israeliana. Tale ricercatore si occupava della diaspora ebraica contemporanea, cui egli stesso apparteneva, ma anche del conflitto israelo-palestinese, e cercava, con i propri scritti e le proprie lezioni, di promuovere un dialogo tra le due culture.

Pensai fosse un impegno mirabile, e grande fu la mia sorpresa quando, alla domanda di un altro compagno, egli rispose che aveva fatto il servizio militare (obbligatorio) ed era tutt’ora riservista (per sua scelta) – per cui periodicamente tornava in Israele e prestava (nel suo caso) due mesi di servizio attivo che frequentemente consistevano nel presidiare posti di blocco e nel custodire i confini.

Gli chiesi come potesse conciliare il suo essere un antropologo – che promuoveva per statuto della propria scelta professionale (ché non è un lavoro, quello dell’antropologo, è una scelta di vita) il rispetto degli esseri umani e della loro possibilità di vita ed espressione al di là della cultura d’appartenenza e il dialogo interculturale – con il suo essere un soldato, in divisa, armato, pronto e disponibile a uccidere persone – e anche qui per statuto professionale.

La risposta fu: “Io per dieci mesi l’anno sono un antropologo, e per due mesi l’anno sono un soldato”, detta sorridendo come se tale scissione del sé fosse la cosa più normale e banale di questo mondo.

Ecco, io credo che quando uno Stato riesce a compiere un tale lavaggio del cervello sui suoi cittadini da portarli a un livello di scissione così netta della propria percezione di sé, e del proprio agire, tanto da far convivere due identità opposte tipo dott. Jekyll / Mr. Hyde – ovvero inducendo nei suoi cittadini (e normalizzandone al punto tante da convincerli dell’assoluta illogicità di qualsiasi critica e perplessità altrui) la schizofrenia – non ci sia più nulla da commentare, ma si debba forse cominciare a pensare in termini di ‘limitazione del danno’ affinché il malato faccia meno male a se stesso e soprattutto non ne causi a chi sta in relazione con lui.

Vi lascio un pezzo di spoken word già risalente all’anno scorso. Io davvero spero che ci possa essere un giorno un’inaudita sensibilità e intelligenza da parte palestinese a compensare il dolore per ciò che stanno subendo oggi, e a non reagire con la vendetta quando tutto quello che stanno vivendo da decenni sarà finalmente finito.

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