CRISTINA BALMA-TIVOLA

KRI "muovere [k] liberamente [ri]" | STI "stare [s] in moto [ti]" | NA "effetto [ā] del soffio vitale delle acque [n]"

Il corpo come proprietà o come interfaccia?

Rosi Braidotti diceva che il corpo – o forse la pelle, non ricordo bene, cito a memoria – è un’interfaccia tra l’interno (il sé) e l’esterno (il mondo, la società). Tutto il dibattito intorno al corpo e a chi ne sia il proprietario (e a chi ne possa quindi operare scelte fondamentali, dai diritti di riproduzione o di interruzione di questa, così come di gestione dei momenti che non sono né vita né morte) ruotano intorno al concepirlo proprietà individuale, proprietà sociale o appunto interfaccia – quindi ascrivendolo a un indefinibile spazio liminale.

Io non ho più una posizione definitiva in merito: penso al mio tra proprietà individuale e interfaccia – sebbene giammai proprietà altrui. Lo cerco di tenere in salute perché senza di lui non hanno dimora la mia mente e il mio cuore – quindi la mia anima, dotata di soffio vitale.

Ma per il resto posso renderlo disponibile e farlo anche attraversare/usare da altri – se reputo che ciò abbia un senso ulteriore, per qualche ideale più alto in cui credo. Insomma, sempre più ‘strumento’ d’uso gratuito personale e sociale – per “buone cause”, in senso positivo estremo. Ché così come non darei gratuitamente né a pagamento la mia mente e il mio cuore per la sopravvivenza o per qualche vantaggio personale, neanche darei il mio corpo.