CRISTINA BALMA-TIVOLA

KRI "muovere [k] liberamente [ri]" | STI "stare [s] in moto [ti]" | NA "effetto [ā] del soffio vitale delle acque [n]"

CRISTINA BALMA-TIVOLA

Identità in scena. Etnografia del caso AlmaTeatro (1993-2003)

Nell’autunno del 1995 un’associazione culturale che frequentavo organizzò alcune giornate di incontro tra italiani e migranti. Una di quelle sere venne anche proposto uno spettacolo teatrale relativo alla condizione delle donne nel contesto della migrazione: tale spettacolo era Righibé, allestito da una compagnia interculturale di sole donne – l’AlmaTeatro. La mia ricerca sull’attività di questa compagnia è cominciata un paio d’anni dopo, nella seconda metà del 1997, e si è sviluppata sino a tutto il 2003, abbracciando pertanto quasi sette anni di esperienze ed eventi nella storia di questa realtà, così come di cambiamenti sostanziali sia interni a essa (nella composizione del gruppo, nella percezione di sé da parte delle protagoniste, nelle relazioni con le altre attrici/registe, nella concezione del proprio ruolo, nella scelta delle tematiche da approfondire e/ nei modi in cui portarle in scena), sia esterni (nel rapporto con le istituzioni locali, con altre esperienze/realtà teatrali – non solo interculturali – e/o con la società italiana). In particolare, il mio primo periodo di ricerca sul campo comincia nella primavera del 1997 e si protrae fino a luglio del 1999. Un secondo periodo di frequentazione mi vede invece impegnata a seguire le attività di AlmaTeatro nel corso del lavoro di ricerca del dottorato, tra l’ottobre del 2001 e il dicembre 2003. Nel corso degli anni di ricerca sul campo ho partecipato in maniera continuativa alla vita collettiva di AlmaTeatro, sebbene mi fosse di fatto impossibile frequentare contemporaneamente tutte le attività (produzione di spettacoli propri, ricerca su tematiche specifiche, didattica dell’intercultura attraverso l’azione teatrale, conduzione di laboratori sul territorio ecc.) in cui è solitamente impegnata la compagnia. Il mio obiettivo è stato quello di verificare interessi, obiettivi e modus operandi di un teatro interessato ad agire interculturalmente nel contesto delle interazioni e dei processi culturali propri della società contemporanea e – nel perseguire tale scopo – ho analizzato il caso di una specifica realtà teatrale, nata e sviluppatasi in Italia, le cui componenti sono di diversa origine/appartenenza culturale, ma di comune identità di genere. Il mio interesse nei confronti di AlmaTeatro è legato alla modalità particolare con cui vengono concepiti dalle protagoniste stesse dell’esperienza i contenuti sviluppati e approfonditi negli spettacoli (piano della riflessione socioculturale) e il lavoro di messa in scena di questi (piano del lavoro artistico e dell’intervento socioculturale) – entrambi, a mio avviso, originali e ancora attuali. Questo lavoro ruota intorno alla questione dell’identità, che nel caso di AlmaTeatro prevede una declinazione di genere e una declinazione culturale, un piano individuale e uno collettivo, un contesto extrateatrale di riflessione/elaborazione di contenuti e un contesto teatrale di proposta e restituzione in scena dei medesimi. Il primo capitolo fornisce alcuni spunti sul processo culturale nelle società contemporanee rispetto al quale si situa l’azione della compagnia e del teatro interculturale più in generale. Qui le intersezioni di immaginari e alterità alla base dell’organizzazione culturale di quello che Hannerz definisce l’“ecomune globale”, provocano cambiamenti nella costruzione e collocazione di sé degli individui, nell’elaborazione da parte di questi delle rappresentazioni di sé e dell’“altro” culturale, nelle relazioni che soggiacciono tra gli interlocutori della relazione. Il secondo capitolo presenta un’altra premessa teorica utile per l’interpretazione della realtà che costituisce l’oggetto della presente ricerca: l’analisi del rapporto teatro-società secondo Victor Turner e la trascrizione di alcune ipotesi relative alle possibili classificazioni del “teatro interculturale” inteso come “genere”. Un terzo capitolo è dedicato alla rassegna delle realtà ed esperienze teatrali interculturali presenti in Italia negli ultimi due decenni e delle loro specificità – che vengono altresì verificate in un’analisi comparata di interessi, modalità d’azione e interazioni col mercato. I capitoli successivi si concentrano sull’analisi della compagnia AlmaTeatro. Nel quarto viene ricostruito il percorso storico della realtà in questione, tanto all’interno della comunità più ampia rappresentata dal Centro Interculturale delle Donne “Alma Mater” (presso il quale ha la propria sede) e dall’Associazione “AlmaTerra” (dalla quale dipende formalmente e con la quale è in costante relazione), quanto all’esterno nella più ampia comunità locale e nazionale), le motivazioni della sua nascita e del suo sviluppo, nonché le sue specificità (culturali, di genere, teatrali) e attività – con una particolare attenzione all’interpretazione (antropologica e teatrale) degli spettacoli, essendo l’attività performativa quella che costituisce l’ambito di espressione “sovrano” della sua esistenza. Il quinto capitolo illustra la situazione al momento della chiusura del mio lavoro sul campo, verificando la questione delle relazioni (anche di potere) che intercorrono nella compagnia e il rapporto di questa col “mercato” esterno. Il sesto capitolo approfondisce il trattamento della “questione identitaria” negli spettacoli e nelle discussioni di AlmaTeatro, analizzando il modo in cui vengono concepite e rielaborate – sia dalle singole, sia dalla compagnia – “identità di genere” e “identità/diversità culturale”, così come i modi in cui tali particolari discorsi culturali vengono portati in scena – concludendo la riflessione con l’analisi e interpretazione dei modi in cui il gruppo procede alla propria definizione di sé come collettivo teatrale. Il capitolo conclusivo, infine, mette in relazione l’attività, i problemi e le relazioni esperiti in AlmaTeatro con il processo del “discorso interculturale” proprio delle società multiculturali contemporanee. La questione interculturale è ancora trattata in Italia come una questione d’emergenza: come tale viene dipinta dai media – nonostante i dati confermino che l’immigrazione nel nostro Paese sia un fenomeno ormai strutturale – e con gli strumenti dell’emergenza vi si reagisce a livello legislativo e comunicativo, innescando un circolo vizioso di errori interpretativi e allarmismi ingiustificati. “Mi chiedi se riusciamo a cambiare le cose?… Noi ci proviamo”, mi rispose un giorno un’attrice di ALmaTeatro. Il mio lavoro di ricerca presso la compagnia è stato l’indagine di questo tentativo. E, a mia volta, attraverso questa ricerca, ho dato risposte – soggettive, parziali, transitorie – agli interrogativi relativi alle ragioni che costituiscono il fondamento della mia stessa partecipazione al processo culturale.