CRISTINA BALMA-TIVOLA

KRI "muovere [k] liberamente [ri]" | STI "stare [s] in moto [ti]" | NA "effetto [ā] del soffio vitale delle acque [n]"

Mappe di località, un laboratorio a Carugate (Milano)

Alcune settimane orsono venni contattata da Davide Zucchetti – promotore, insieme ad altri ‘ragazzi’, della realizzazione di una mostra fotografica dedicata all’identità culturale e al luogo di Carugate, cittadina in provincia di Milano. Davide mi chiedeva la disponibilità del mio video Identità culturale, realizzato nel 2003 e ispirato a Lo studio dell’uomo di Ralph Linton, per usarlo come ‘sfondo teorico’ a tale mostra, mettendolo in loop nello spazio espositivo in cui sarebbero state esposte appunto immagini fotografiche b/n del paese negli anni ’70 e una raccolta di frasi sul tema dell’identità tratte da poesie e brani letterari. Tale iniziativa rientrava nelle ‘azioni’ previste all’interno della Biennale d’Arte Popolare, alla prima edizione, organizzata a Carugate e sostenuta dagli enti locali in collaborazione con l’Accademia di Brera e alcune altre realtà cittadine ed extra-cittadine.
 

Incuriosita dall’idea di un gruppo di persone che si stava interrogando sul cambiamento culturale di un paese, rilanciai con – a mia volta – la proposta di partecipare di persona alla serata inaugurale tenendo un incontro sul tema “Identità, luogo e comunità”, e di incontrare il gruppo dei ‘ragazzi’ che se ne stava occupando insieme a Davide in anticipo, per dare loro la mia opinione sull’allestimento e concordare lo svolgimento della serata in base ai loro interessi/obiettivi.

Fu così che venerdì 24 settembre mi recai a Carugate e li incontrai, per scoprire che i ‘ragazzi’ erano un gruppo di battaglieri coscritti sulla sessantina – che il tempo non aveva affatto reso meno polemici e appassionati, vivi, curiosi, e critici. Un genere di persone tra le quali mi trovo spesso bene. E così fu pure stavolta – sebbene posso io stessa immaginare le loro perplessità per una che arriva ‘da fuori’ e propone loro roba apparentemente ‘assurda’.
 
La ‘roba assurda’ che ho proposto loro è stata di parlare 5 minuti del tema per poi animare un laboratorio sulle mappe cognitive del luogo, o di comunità, o di località, o parish maps – chiamiamole come vogliamo. In sintesi, seguendo la lezione situazionista e la psicologia cognitiva, ciò che chiedo in questi laboratori è di disegnare delle mappe che non siano cartografie in scala di un territorio, ma rappresentazioni di come un individuo ‘sente’ quel luogo – ovvero di disegnare tracciati delle strade che percorre/attraversa nella sua vita quotidiana, di segnare posti per lui simbolici nel presente o nel passato, per far capire ad altri cosa vede lui/lei quando ‘vive’ un determinato posto (in questo caso, un paese di cui è cittadino).
 

E alla fine così è stato: mercoledì 6 ottobre sono andata di nuovo in questo posto davvero ben curato e amato da chi lo frequenta e/o gestisce, Atrion, centro socioculturale con annessa biblioteca cittadina, e lì ho visto montata la mostra. Semplice, pulita, ma profonda e stimolante, ciò che secondo me una cosa del genere dovrebbe essere. Il pubblico ha cominciato da affluire per poi, verso le 21, riunirsi nel salone in cui – anche qui con scelte dell’ultimo momento e con molta autogestione/autorganizzazione/improvvisazione – è stata presentata l’iniziativa e io a mia volta ho dato il via alla proposta. Sul tema che avrei voluto trattare mi sono limitata appunto a pochi minuti – il testo integrale da scaricare Identità, luogo, comunità: appunti per un dibattito, se foste interessati, ve lo rendo disponibile qui.

Poi ho proposto appunto la creazione di queste mappe e lì le persone (tra le 40 e le 50 a occhio e croce) hanno aderito con un inaspettato entusiasmo. Presi fogli A3 e cominciato a disegnarvi sopra individualmente o in piccoli gruppi di 2-3 persone, hanno concluso questa prima ‘tappa’ della serata per poi dedicarsi al meritato rinfresco, dal quale rientrare nel momento in cui io e Davide le abbiamo chiamate a raccolta dopo aver appeso su una vetrata di Atrion i loro lavori.

Qui ho chiesto loro di raccontare la propria mappa, ed è stato davvero affascinante verificare il loro piacere e la loro facilità nel raccontarsi nel momento in cui avevano uno ‘strumento’ visivo cui anche gli altri – gli uditori – potevano riferirsi per orientarsi nel paese attraverso gli occhi, il disegno e il racconto del narratore, così come è stato commovente vedere che alla narrazione del singolo facevano eco approvazione, commenti e condivisione di ricordi degli altri uditori, portando ciascuno a propria volta – sullo stimolo del protagonista del momento – le proprie storie e condividendole con gli altri.

Le persone erano sorridenti, felici e un po’ malinconiche – ma sempre lo si è parlando del proprio passato e di quando ‘si era giovani’. Nondimento, concretamente, sono venute fuori ipotesi per il futuro del paese – ora città – e a quel punto la mia proposta è stata di concludere la serata con una ‘mappa collettiva del desiderio’, che ritraesse come si voleva fosse la città in futuro. Ripristinare vie d’acqua coperte nel tempo dal cemento, individuare un’area per una grande piazza per una potenziale socializzazione – specie in orario serale – di contro all’assenza di un luogo atto a questo scopo, l’installazione di panchine dove le persone possano vedersi reciprocamente e parlare, qualche gelateria o osteria (o entrambe, per soddisfare i desideri di tutti) aperta in area centrale in orario serale, più piste ciclabili, e vie chiuse al traffico nell’area della futura piazza, ma uno scorrimento migliore per quelle destinate a portare i milanesi nei centri commerciali della zona – che invero non provocavano troppe critiche per concorrenza o simili, quanto piuttosto per il traffico e l’inquinamento che hanno portato in paese.

La serata si è conclusa piacevolemente con la produzione di quest’ultimo lavoro, e il ritorno a casa soddisfatto delle persone che vi hanno partecipato. Da parte mia la sensazione che il mio modo di essere “antropologa” possa avere una qualche utilità, così come la mia stessa vita (che ogni tanto ne dubito). Grazie di cuore a tutti coloro che vi hanno partecipato – sono sempre in attesa di ascoltare le vostre storie e i vostri desideri. E di condividerli.