CRISTINA BALMA-TIVOLA

KRI "muovere [k] liberamente [ri]" | STI "stare [s] in moto [ti]" | NA "effetto [ā] del soffio vitale delle acque [n]"

CRISTINA BALMA-TIVOLA

Emma Goldman, l’amore libero, e il problema del dominio

Mentre leggevo di Bertha Thompson e verificavo che la sua autobiografia era stata scritta da lei e Ben Reitman, mi informavo su quest’ultimo e sul suo rapporto con la Goldman – attivista che amo molto per diverse ragioni tra le quali la posizione sul sesso e sull’amore che promosse come femminista ante-litteram.

Su Anarchopedia, infatti, troviamo scritto che “oltre alla specifica propaganda dell’ideale anarchico, Emma Goldman tenne diverse conferenze sull’emancipazione della donna, sull’amore libero, sull’uso dei contraccettivi ed il controllo delle nascite […]. Emma Goldman tentò di tradurre in pratica tutto il suo ideale teorico e le sue aspirazioni libertarie, spesso scontrandosi con gli stessi anarchici e con il loro «istinto maschile di possesso, che non vede altro dio all’infuori di se stesso»”.
Quanto aveva ragione: io stessa, ancora oggi, in uomini pur meravigliosamente attivi sul fronte della parità dei diritti uomo-donna, talvolta vedo – in battutine, leggerezze, scelte terminologiche o prese di posizione rispetto ad attività o atteggiamenti pratici del quotidiano – palesarsi questa concezione di sé come se fosse inscritta nel loro DNA!
“La Goldman sosteneva «l’impossibilità per l’amore di esistere quando è imposto e non è libero» […]. «La storia – scriveva la Goldman – ci ha insegnato che ogni classe oppressa ha ottenuto la sua liberazione dagli sfruttatori solo grazie alle sue stesse forze. È dunque necessario che la donna apprenda questa lezione, comprendendo che la sua libertà si realizzerà nella misura in cui avrà la forza di realizzarla. Perciò sarà molto più importante per lei cominciare con la sua rigenerazione interna, facendola finita con il fardello di pregiudizi, tradizioni ed abitudini. La richiesta di uguali diritti in tutti i campi è indubbiamente giusta, ma, tutto sommato, il diritto più importante è quello di amare e di essere amata. Se dalla parziale emancipazione si passerà alla totale emancipazione della donna, bisognerà farla finita con la ridicola concezione secondo cui la donna per essere amata, moglie e madre, debba comunque essere schiava o subordinata. Bisognerà farla finita con l’assurda concezione del dualismo dei sessi […]»”.
Parole sante! Possibile che il genere maschile ancora non riconosca i pregiudizi insiti in certi atteggiamenti e comportamenti che gli vengono naturali (sarà questo il problema? la mancanza di autoriflessività rispetto al proprio genere?) e non abbia capito che la solidarietà, l’altruismo e la complicità possono portare benefici ben maggiori di quelli della rivalità e del dominio?13