CRISTINA BALMA-TIVOLA

KRI "muovere [k] liberamente [ri]" | STI "stare [s] in moto [ti]" | NA "effetto [ā] del soffio vitale delle acque [n]"

CRISTINA BALMA-TIVOLA

La ‘nostra’ resistenza [racconto]

Un po’ di tempo fa, pensando alla modalità narrativa di
Ascanio Celestini, scrissi un breve testo in ricordo di mia nonna e
mio nonno tentando di imitarne lo stile. L’argomento era la Resistenza
– tema con cui io poi mi sarei confrontata più volte nella vita come
molti dei miei amici.

Oggi ve lo ripropongo – nella sua
ingenuità e nei suoi errori anche stilistici/narrativi/espressivi
(chi se ne frega!) – perché pur se ingenuo è vero, sincero e mi sembra importante serbarne memoria in quanto
semplicemente umano. Nella bellezza della nostra umanità
piena di contraddizioni, nei nostri sogni, nelle sensazioni intense
del nostro vivere giorno per giorno – fragilmente esposti agli eventi e alle
dinamiche della macro-storia.
 

Spero vi piaccia, vi ci ritroviate, e non molliate mai.

Mia nonna, quando c’era la guerra, lavorava come parrucchiera in
un salone di bellezza nel centro di Torino.

Aveva la sesta elementare, era vagamente socialista, e molto
ignorante.

Ma aveva una grande intelligenza, e la capacità di ‘vedere in
profondità’.

Mia nonna non ha fatto la Resistenza – non avrebbe saputo neanche
da dove partire, non era esposta agli ‘intellettuali’, a coloro che
si impegnavano concretamente, neanche da lontano.

Non li avrebbe neanche capiti, i loro discorsi.

Suo marito era in guerra a fingere di combattere (ché anche lui
non li sosteneva, i fascisti).

Lei non ebbe notizie di lui per mesi –

lui di indole così mite che lei lo canzonava “scusi,
comandante, dov’è il cannone?”.

Lui – il marito, ovvero mio nonno – dopo uno scontro in Sicilia si
ritrovò come caporale ad essere il più alto in grado tra i suoi
compagni,

e a guidarli a piedi, feriti in modo più o meno grave, da Palermo
a Napoli,

dove quelli che non morirono per strada vennero finalmente
ricoverati in ospedale.

Lui che non sapeva dove fosse il cannone.

Mia nonna aveva la sesta elementare, ed era una giovane madre
ignorante

che lavorava in un salone come addetta alle preparazione delle
tinture per i capelli.

Lei, quando arrivava una cliente fascista o la moglie di un
gerarca per farsi fare la tinta, mentre preparava la tintura ‘dietro
le quinte’ vi sputava dentro –

tra gli sguardi d’intesa e di approvazione di altre parrucchiere
parimenti ignoranti e impotenti come lei.

Mia nonna, a modo suo, ha fatto la Resistenza.

E c’è qualcosa, in questo ricordo, che in questo momento mi sta
dando da pensare
e che – in qualche modo – mi fa bene.

Non ho immagini di mia nonna di quel periodo: questa non è lei, è una donna che ho trovato in rete, ma l’epoca è quella, e l’espressione pure è quella che aveva lei quando ne combinava qualcuna grossa 😉