CRISTINA BALMA-TIVOLA

KRI "muovere [k] liberamente [ri]" | STI "stare [s] in moto [ti]" | NA "effetto [ā] del soffio vitale delle acque [n]"

CRISTINA BALMA-TIVOLA

Un museo per le relazioni che finiscono

Le relazioni d’amore possono avere diversa durata, essere più o meno felici o infelici, superficiali o profonde – eppure raramente trovano spazio pubblico se non sono rapporti convenzionali di coppia. Allo stesso modo, se esistono sì istruzioni per relegare immediatamente nell’oblio il passato e il dolore che ci ha arrecato una relazione ormai conclusa, non vi sono sistemi efficaci per aiutarci ad attraversare tale lutto nel momento in cui ci troviamo di fronte oggetti che ancora la testimoniano: regali raccolti con cura, sorrisi impressi in fotografie.
Le ‘istruzioni’ a nostra disposizione ci dicono che il materiale e l’immateriale residui di un rapporto spezzato dovrebbero essere distrutti, per sradicare il più presto possibile il ricordo e curare il proprio cuore affinché vi sia spazio per qualcosa di nuovo.
Si buttano via fotografie, oppure – nel rispetto dell’ex o per una certa malinconia verso il passato – il materiale in oggetto lo inscatoliamo e consegnamo a un amico fidato, o ancora lo nascondiamo in cassetti che non verranno più aperti.
Eppure, i ricordi e le emozioni dovute ai più svariati oggetti, messaggi, brani musicali o fotografie, sono veramente una parte preziosa della storia di ciascuno di noi. E cancellarli rischia di trasformarsi nella cancellazione di una parte di sé, della propria identità.
Il Museo delle relazioni interrotte ha come presupposto che gli oggetti ivi esposti sono integrazione di oggetto, ricordo ed emozione e vuole rappresentare uno spazio in cui la memoria della relazione conclusa diventi da una parte testimonianza materiale di qualcosa che è stato – che appartiene alla storia dei soggetti umani che ne hanno fatto donazione – e dall’altra occasione affinché l’individuo si liberi dell”oggetti controverso’ donandolo al museo e quindi trasformandolo in un contributo per una storia collettiva del patrimonio emotivo dell’umanità.
In questo processo gli oggetti pieni di emozioni sono collocati all’interno di un nuovo quadro che cambia automaticamente la percezione dell’oggetto e stabilisce un nuovo contesto per le emozioni che genera nel visitatore. Per la medesima ragione, il Museo si rinnova ogni giorno, perché è un progetto in fase di generazione continua, condizionata dal continuo processo di formarsi e dissolversi di rapporti.
Vi auguro che non ne abbiate mai bisogno, ma – qualora malauguratamente fosse – voi stessi potete contribuire al progetto, mettendovi in contatto con il museo (dal loro sito tutte le informazioni necessarie) per donazioni di materiali e storie oppure anche per partecipare al progetto virtuale, nel quale è possibile pubblicare fotografie/sms/email e allontanarvi quindi – in un modo delicato, umano, condiviso e positivo (perché così io leggo il progetto e l’intenzione della costituzione di un “patrimonio emotivo dell’umanità”) – dal dolore che si prova al termine di un rapporto.