El poder… ¡Que se joda!
19 Luglio 2015
In queste settimane mi trovo per un piccolo lavoro di ricerca a Barcellona. In questa città ho molti amici, che ogni volta che vi passo cerco di incontrare. L’altro giorno, all’uscita dall’ufficio, ho chiamato un’amica per proporle di vederci e pranzare insieme, e così è stato – con gli ovvi aggiornamenti reciproci dei mesi in cui non ci siamo viste.
Dopo un pomeriggio passato nella conversazione più affettuosa – le donne buone, quando si trovano tra loro, sanno riportarsi reciprocamente in equilibrio con la parola meglio di qualsiasi droga o terapia – mi dice che vuole andare alla presentazione del libro di una sua collega, che vi saranno tutte loro e che vorrebbe davvero che io le conoscessi.
Di fatto, io so benissimo che il nocciolo della questione è che io – non provando più il bisogno di un uomo che mi appoggi e sostenga nella vita (quella fase l’ho superata qualche hanno fa quando uno di questi mi distrusse per l’ennesima e ultima volta, pur concedendogli io il replay qualche mese fa nella speranza, frustrata, che vi fosse stato in lui qualche cambiamento in positivo nel frattempo) – non sono in alcun modo incline a mortificare o falsificare pezzi di me per godere della sua presenza.
Caspita, questa donna ha dipinto esattamente l’ultimo anno della mia vita, la mia impotenza e le relative profonde sofferenze e frustrazioni che ne sono seguite. Tendo l’orecchio e apro gli occhi, chiedendomi dove mi porteranno le sue parole.
Ecco perché per mesi ho sentito che – al di là di quanta stima apparente mi venisse tributata – sempre c’era il tarlo di cercare di provocare in me una sensazione di inferiorità. E di dipendenza – ah, tutte le volte che mi ha rinfacciato il mio non aver bisogno di lui!
Ma mentre mi girano questi pensieri nella testa e vedo finalmente un po’ di chiarezza, questa donna dalle fattezze da matrona continua: “Vedi, abbiamo tutti bisogno di cure. Solo che con gli uomini così si danno a pagamento, perché questi, quando stanno ancora dentro quest’ossessione per il potere e non pensano neanche di uscirne perché così è più facile, si sentono e sono privilegiati e riconosciuti dalla società che li sostiene e cui loro stessi contribuiscono a far sì che rimanga ciò che è – e sono la stragrande maggioranza degli uomini – sono perduti. E sciagurati, perché finché incontrano prostitute almeno hanno un rapporto sincero, con un gioco delle parti onesto, ma se incontrano donne cattive che alimentano loro questo modo di percepirsi, che si fanno mantenere senza dare nulla in cambio se non la finzione o la promessa della propria futura presenza, se stanno per conto proprio ma convincendoli che così facendo stanno rispettando la loro libertà e indipendenza, se praticamente si dichiarano al loro fianco, ma poi non ci sono e non ci saranno, sono perduti per sempre: per sempre staranno in quella presunzione di propria divinità e leadership rispetto alle quali devono ruotare tutti, pur se ciò non ha alcun riscontro reale, sempre vivranno senza neanche rendersene conto rapporti interessati e opportunisti, e saranno per sempre tormentati, fuori sincrono rispetto alle altre persone che hanno intorno”.
Già. Questo l’avevo visto anche io. Per questo ci ho provato tanto. Ma no, non si può salvare dal proprio medesimo tormento chi se la vive così. Anche se lo vedi soffrire. Perché per venirne fuori bisogna superare con energia e coraggio le proprie paure più profonde, accettando che il salto nel buio si rischi di rivelare un salto nel vuoto. E quanti di noi sono in grado di fare una cosa del genere?
“Tutti abbiamo bisogno di cure. Di essere protetti. Di essere amati…” – e io ripenso alle parole di Emma Goldman, a quando diceva che il primo diritto per cui una donna doveva combattere era quello di amare ed essere amata – “Ma quando vuoi un uomo al tuo fianco, prendine uno che non sia al centro dell’attenzione. Uno cui il potere non interessi proprio. Uno che non ti dia neanche per un istante, neanche per una parola, il sospetto che in lui ci sia il tarlo del potere come desiderio, necessità o istinto. Uno che abbia riflettuto e superato tutto questo perché disgustato quando lo vedeva in altri uomini, o uno che non l’abbia neanche mai preso in considerazione. Uno che quindi è coraggioso, e felice di starti a fianco per quanto possa essere impegnativo, o prevedere che faccia altri ruoli che nella nostra società non sono da maschi, o sono visto come propri dei ‘deboli’. Quello è l’uomo da amare. Anche se sono rarissimi, sono quelli gli uomini che – tra gli uomini – libereranno anche gli altri dando l’esempio, e staranno in relazioni felici con noi donne che li apprezziamo, rispettiamo e amiamo proprio perché sono così lontani da quell’ossessione nefanda per il potere che caratterizza la maggioranza di loro. Mio marito è così e io lo amo, lo amo profondamente come non amerei e non vorrei nessun altro!”.
