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UN LUNGO VIAGGIO IN UNA FORMA BREVE. Il videoclip musicale e il fenomeno della migrazione

Ai migranti, a coloro che vi lavorano, a chiunque voglia un mondo senza confini,

Cristina Balma-Tivola e Giuliana C. Galvagno dedicano l’articolo (online free access)

UN LUNGO VIAGGIO IN UNA FORMA BREVE. Il videoclip musicale e il fenomeno della migrazione

(che speriamo essere l’inizio di una pensata più grande!)

http://www.ojs.unito.it/index.…/COSMO/article/view/4024/3662

Leggetelo ascoltando e guardando i videoclip citati (sono tutti disponibili su youtube)!

E, se vi è piaciuto, condividetelo: ché bisogna promuovere una cultura della libera circolazione delle persone!

CONFINI : Elementi di paesologia di Franco Arminio

Geniale, e spassosissimo!
Breve sintesi del seminario “Elementi di paesologia, paesi ad oltranza e comunità minori” dello scrittore saggista Franco Arminio (9/04/2009) per la serie CONFINI terza edizione Marzo/Giugno 2009 Seminari su antropologie, testualità, narrazioni e arti nel contemporaneo a cura di Mauro F. Minervino Cattedra di Antropologia Culturale e Etnologia, Accademia di Belle Arti di Catanzaro.
Buona visione! 🙂
[youtube https://www.youtube.com/watch?v=IlepDZj4Yno?rel=0]

Festival dei Popoli /3 – White Elephant e Crulic

Ovvero continua la mia visione privata presso la Videolibrary, gentilmente messa a disposizione degli accreditati presso la Mediateca della Regione Toscana, e oggi vi segnalo (tra i tanti che ho visto) due documentari di rara intensità – l’uno antropologico, l’altro di denuncia sociale.
Il primo, White Elephant, di Kristof Bilsen, si concentra sull’ufficio postale centrale di Kinshasa, lasciato dagli europei dopo l’indipendenza del Congo. Questo enorme relitto del passato coloniale è rimasto come è stato lasciato, sperimentando un progressivo lentissimo declino, ben illustrato da spazi fatiscenti mai ristrutturati, e impiegati congelati in una dimensione spazio-temporale da cui desiderano e pianificano di fuggire – una sorta di metafora dell’intero paese.
Il regista ci porta con una fotografia realistica e lunghe inquadrature fisse alla scoperta del luogo e dei suoi dipendenti, entrambi immobili e catatonici malgrado gli sforzi del personaggio che guida l’esplorazione, una giovane studentessa di marketing – che vorrebbe comprendere la situazione ed essere dotata di tutti i dati necessari per realizzare un rilancio del servizio “per il bene del suo paese!” – la quale invero trova solo continui muri di gomma, tanto da parte del personale che, pagato un decimo di quanto gli spetterebbe, ormai ha rinunciato a lottare perché i clienti si fidino ancora di un servizio troppo a dir poco non funzionante, quanto ancora di una dirigenza che sta organizzando per sé un’uscita ‘segreta’ grazie a fantomatici ‘cinesi’ che potrebbero operera una rivoluzione del luogo e della sua organizzazione.
L’altro film che voglio segnalare e diffondere quanto più possibile, Crulic, di Anca Damian, sta degnamente in competizione con Vol Spécial di cui ho già detto, e affronta tematiche analoghe a quest’ultimo – ovvero una condizione di prigionia di un ragazzo il quale muore in seguito allo sciopero della fame effettuato per protestare della prigionia a Cracovia nella completa indifferenza sotto la quale è passato il suo urlo di innocenza per mesi, di processi-farsa e di indagini che non hanno preso in alcuna considerazione le sue dichiarazioni (quali l’assenza dal paese al momento del reato del quale è stato accusato, con tanto di biglietti di bus internazionali e testimoni a suo favore).
Claudiu Crulic ormai è morto, e la sua storia viene raccontata dalla sua anima che ripercorre giovinezza, età adulta e odissea che l’ha portato alla fine, ricostruendo il tutto con disegni a mano, fotografie, collage, animazioni in stop-motion. Eppure la narrazione alterna differenti registri, tra i quali quello ironico e poetico ci portano a un’ìimmedesimazione diretta nel protagonista, che potrebbe essere ciascuno di noi – quando il ‘sistema’ gli si mette contro e per comodità gli affibbia il ruolo di capro espiatorio, dimostrando che effettuare tale operazione è in realtà facilissimo e che non siamo al sicuro da nessuna parte.
Un film che colpisce diretto allo stomaco, e ci obbliga a riflettere su quanto possa costare – anche a noi – questa apparato di controllo fatto da processi, burocrazia, autorità menefreghiste e lassiste, forze di polizia a loro volta incrontrollate nel loro agire (troppe volte criminale)…

Sonor, di Levin Peter – Sul paesaggio sonoro di udenti e non udenti

Sonor (2011), di Levin Peter, è il resoconto, attraverso una serie di ‘quadri’/situazioni, dell’incontro tra un musicista e una ballerina non udente dalla nascita, e della loro esplorazione congiunta dell’ambiente sonoro così come percepito da udenti e da non udenti (perché c’è, non è silenzio) col fine di tentare poi la restituzione delle loro scoperte in forma verbale e visiva attraverso il film.
Poco alla volta la loro relazione si sviluppa come un’improvvisazione musicale, dove l’ambiente sembra rivelare una partitura di onde e vibrazioni cui abitualmente – noi normodotati – non prestiamo attenzione. Il tutto trattato con un sensuale bianco e nero, con il tempo lento della scoperta e della comprensione reciproca dei protagonisti, e melodie solo apparentemente dissonanti.

[vimeo http://www.vimeo.com/20721901 w=440&h=253]
Un risultato semplicissimo ed estremamente profondo, chiaramente debitore di studi di acustica, ricerche sul paesaggio sonoro e sperimentazioni musicali di lunga data. Ma – pur nell’onnipresente neve che tutto sembrerebbe ovattare – connotato dal tepore che si sviluppa nel delicato dialogo/confronto dei protagonisti, e dal brivido del racconto della pratica abituale della ballerina di posare le mani sull’impianto stereo e mettere in loop un brano musicale finché il suo corpo e la sua memoria non siano perfettamente impregnati di una certa sequenza di vibrazioni, secondo un certo ritmo, sul quale lei disegnerà e interpreterà la propria coreografia.
Qui di seguito una breve intervista a Levin Peter, per chi avesse piacere di approfondire.

[youtube https://www.youtube.com/watch?v=_nJtMJNcnGc?rel=0]

L’ironia contro di stereotipi di genere II – Yolanda Dominguez

Poses è una critica diretta all’assurdità e all’artificialità del mondo delle riviste di moda, in particolare rispetto all’immagine distorta che si diffonde dalla donna attraverso modelli che non rappresentano donne reali ed evidente a tutti coloro che non rientrino nei suoi parametri limitati. Però tali immagini sono praticamente il solo riferimento alle donne che esiste nei media (tv e stampa) e hanno altresì un’enorme influenza sul comportamento di uomini e donne.

Le posizioni impossibili degli scatti fotografici di moda diventano nel lavoro di Yolanda Dominguez simbolo del grottesco e del surreale in questa industria: un gruppo di donne reali si trasferisce queste pose a scene di tutti i giorni: la coda di un museo, al supermercato o una serie di semafori, provocando la reazione degli spettatori (gli utenti regolari di queste immagini). Da questi nasce il video che ospito in calce a a questo post.

Buona visione, e buona riflessione 😉

[youtube https://www.youtube.com/watch?v=GPEcdcmnAA0?rel=0]

Dove diavolo è… da un viral video l’ispirazione per una campagna sociale a Napoli

Vi sono alcuni video, che circolano in rete, i quali a un certo punto diventano ‘virali’ – ovvero acquisiscono un grandissimo successo di pubblico sebbene l’idea iniziale sia magari semplice, artigianale, talvolta goffa e non pensata per finalità di marketing o spettacolari.

Tra questi, uno che ha incantato il mondo per la delicatezza e la spontaneità è quello del 2008 che segue, in cui Matt Harding è ritratto mentre ‘danza’ in diverse parti del mondo, a un certo punto coinvolgendo persone del luogo a farlo con lui. Ovviamente Minerva ogni volta che lo vede metterebbe all’istante lo zaino in spalla e andrebbe – memore di tante avventure e occasioni di felicità che le hanno dato nella vita incontri casuali in ogni angolo del mondo.

[youtube https://www.youtube.com/watch?v=zlfKdbWwruY]

Musica commovente, posti incantevoli, simpatia del personaggio: tutto lascia pensare a un fake perfettamente riuscito, dato che con YouTube e Vimeo il videoclip viene visto a oggi da 37.000.000 di spettatori solo su YouTube. E se non fosse così, come di fatto non lo è, dal 2° e 3° video (al primo realizzato spontaneamente se ne aggiungeranno, visto il successo di pubblico, altri due sponsorizzati da diversi soggetti privati) si può parlare di un’ottima operazione di marketing, che darà luogo a un sito nel quale potete seguire dove diavolo sia Matt.

E da qui alcuni ragazzi napoletani The Jackal, invero già attivi da tempo nella comunicazione audiovisiva e sociale con tenacia e sarcasmo (si vedano i video 30 Denari e Mission: Facebook), hanno ripreso idea e musica per una campagna di sensibilizzazione a riciclare i rifiuti a Napoli, un problema gravissimo cui tutti possono però cominciare a porre rimedio.

Di seguito il risultato e un’esortazione a tutti noi: guardiamoci sempre intorno, a ciò che fanno gli altri – l’ispirazione per la nostra medesima creatività ed espressione di noi stessi in questo mondo, e per un cambiamento in cui stare bene insieme e in mezzo agli altri, parte anche da quanto siamo curiosi e disponibili a guardare e ascoltare ciò che accade fuori di noi.

[youtube https://www.youtube.com/watch?v=w0aR6thF8Y8]

Geografia urbana di un venditore ambulante a Bologna

Ricevo, e volentieri segnalo, questo breve video nel quale un giovane nigeriano racconta il modo in cui percorre Bologna quando deve vendere per strada – nel quale abbiamo una sintesi interessante di scelte casuali di percorsi, strategie di orientamento, modalità di percezione dei luoghi e relative mappe cognitive.
Buona visione!
[youtube https://www.youtube.com/watch?v=P0lgIk1nm08?rel=0]