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UN LUNGO VIAGGIO IN UNA FORMA BREVE. Il videoclip musicale e il fenomeno della migrazione

Ai migranti, a coloro che vi lavorano, a chiunque voglia un mondo senza confini,

Cristina Balma-Tivola e Giuliana C. Galvagno dedicano l’articolo (online free access)

UN LUNGO VIAGGIO IN UNA FORMA BREVE. Il videoclip musicale e il fenomeno della migrazione

(che speriamo essere l’inizio di una pensata più grande!)

http://www.ojs.unito.it/index.…/COSMO/article/view/4024/3662

Leggetelo ascoltando e guardando i videoclip citati (sono tutti disponibili su youtube)!

E, se vi è piaciuto, condividetelo: ché bisogna promuovere una cultura della libera circolazione delle persone!

Differenze culturali nella percezione cognitiva (Lisa Wade)

Ve ne offro una veloce traduzione, con in fondo una piccola, velocissima considerazione da antropologa visiva.
Sembra ovvio che le percezioni cognitive di base non dovrebbero variare da società a società. Il che significa che i nostri occhi dovrebbero vedere e il nostro cervello deve elaborare essenzialmente lo stesso, non importa ciò che noi chiamiamo noi stessi, che lingua si parla, o quali festività celebriamo. Si scopre, tuttavia, che anche le cognizioni di base variano in tutto il mondo.
La maggior parte americani, per esempio, percepisce le due linee in questa illusione ottica di lunghezze diverse, con la linea a più breve di linea b. In realtà, essi sono della stessa lunghezza.

Ma, come sostenuto da Joseph Henrich e colleghi nel Journal of Behavioral and Brain Sciences, la nostra sensibilità a questa illusione varia in base alla cultura. In media, la linea a deve essere un altro quinto più lunga della linea b prima che la media degli americani non laureati valuti le linee di pari lunghezza. La maggior parte delle altre società che sono stati testate su questa illusione, tuttavia, prevedono sostanzialmente meno manipolazione. La figura seguente confronta come individui in diverse società rispondono a questo test. Le misure sono problematiche, e si può leggere di più in merito qui; ciò che è necessario sapere per ora è che le società sulla destra sono più sensibili per l’illusione e la società sulla sinistra meno.

Osservando che gli individui nelle società più sviluppate (ad es., Evanston, Illinois) tendono ad essere più vulnerabili all’illusione – infatti, in alcune società, come ad esempio i San del Kalahari, essa non si qualifica come un’illusione per tutti — Henrich e suoi co-autori sostengono che l’esposizione agli “ambienti moderni” possa esserne la causa:

…l’esposizione visiva durante il suo sviluppo a fattori quali “angoli costruiti ad hoc” degli ambienti moderni può favorire alcune calibrazioni ottiche e abitudini di visualizzazione che creano e perpetuano questa illusione. Il sistema visivo si adatta, alla presenza di caratteristiche ricorrenti nell’ambiente visivo locale.

Anche le basi della cognizione, che varia tra culture. Ciò, sostengono Henrich e altri, chiama in causa tutti i truismi di psicologia basati, principalmente, sulla ricerca sperimentale con soggetti occidentali.
Una sola considerazione: tutte queste tesi sono state già esposte e sviluppate in antropologia visiva da  almeno 50 anni (cfr. i lavori di Rouch, poi Worth & Adair) e sintetizzate mirabilmente nei lavori di Massimo Canevacci e Antonio Marazzi…

Video “Identità culturale” online

Disponibile da oggi su YouTube il mio video Identità culturale, realizzato nel 2003 e ispirato a Lo studio dell’uomo di Ralph Linton.

Il tema dell’identità culturale è oggi al centro delle riflessioni in diversi ambiti della ricerca sociale. In un mondo in corso di globalizzazione economica e culturale, in cui gli stessi ricercatori sociali si trovano su interpretazioni distanti se non contrapposte, si sentono frequentemente nazioni, comunità, popolazioni rivendicare il diritto alla propria identità etnica e culturale, si vedono simboli, abitudini e valori accorpati per distinguere certi gruppi da altri, si cercano origini e legami col territorio che giustifichino la purezza di una ‘stirpe’ arrivando, nei casi più estremi, all’invenzione della tradizione.
Di fronte a una situazione del genere esiste di fatto uno ‘scollamento’ tra la dimensione dell’esperienza della realtà quotidiana e la dimensione della riflessione che i ricercatori, preposti a fare ciò, operano su tale esperienza e tale frattura porta le persone che vivono l’una o l’altra delle due dimensioni a ‘perdere’ quelle possibilità di conoscenza e comunicazione reciproca sulla realtà che sarebbero prioritarie e sostanziali per l’esistenza di entrambe.

Un giorno, mentre leggevo Lo studio dell’uomo di Ralph Linton, pensai che se quei contenuti sociali e culturali ‘seri’ fossero stati espressi in forma di gioco visivo, forse anche spettatori abituati a percezioni veloci e ‘leggere’ come quelle di videoclip e spot pubblicitari si sarebbero soffermati a seguire il gioco proposto e così, inconsciamente, ad apprendere un contenuto complesso e soprattutto a ri-conoscere sotto un’altra luce ciò che già vivono abitualmente.

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=2O_IjeaqXzs&w=306&h=255]

Linton scriveva a proposito dell’uomo ‘occidentale’, ma dalla prima edizione del suo lavoro sono passati decenni. Ciò che egli sottolineava allora è oggi applicabile alla grande maggioranza della popolazione mondiale, pur se con le declinazioni locali di elementi, gusti, lingue, abitudini. Il testo di Linton, come anche riflessioni più recenti elaborate da altri autori (si pensi ad Appadurai, Amselle, Hennerz, Clifford), discute dell’identità etnica e culturale del singolo nelle società complesse contemporanee, dimostrando come le nostre identità siano in realtà frutto di secoli di mescolanze di lingue, costumi, fedi religiose, politiche, arti espressive ed estetiche, quando non più semplicemente adozione dall’esterno di oggetti d’uso comune e quotidiano.

Il mio tentativo è stato quello di trovare una nuova forma espressiva a tale comunicazione, una forma espressiva che permettesse a tutti le persone che abitano in questo mondo – indipendentemente dai livelli di competenza nell’analizzarne le dinamiche – di riconoscere alcune caratteristiche della propria vita quotidiana come frutto di ibridazioni e quindi promuovesse in loro una maggiore apertura alla diversità e al dialogo tra reciproci ‘altri’ che la storia dell’uomo ha già provveduto in passato a non essere così distanti e così ‘irriducibili’ reciprocamente.

Information R/evolution

Mike Wesch, antropologo culturale il cui interesse di ricerca è l’impatto dei nuovi media sull’iterazione umana, già autore del video Web 2.0 The Machine is Us/ing Us visionato online da tre milioni di utenti, presenta ora Information R/evolution, che ripercorre la rivoluzione nella comunicazione operata dal digitale.

 

Per una panoramica sul lavoro e la ricerca di Wesch e del suo team, vedi il progetto MediatedCultures nel quale sono presenti altri video prodotti su questo tema con approccio etnografico/antropologico ed è illustrata la proposta collaborativa dell’autore per la didattica e la ricerca.